“DISABILI & MONDO DEL LAVORO” Focus Corriere della Sera – Umberto Torelli – Dicembre 2008


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06 aprile 2013

“DISABILI & MONDO DEL
LAVORO” FOCUS CORRIERE DELLA SERA Umberto Torelli – dicembre 2008

Da sempre i rapporti tra disabili e mondo del lavoro
risultano problematici. Irti di barriere sociali e ostacoli burocratici. Così
per la persona affetta da handicap, o come suona meglio dire per il
“diversamente abile”, al dramma delle limitazioni fisiche e psichiche si
aggiunge la difficoltà di fare valere i propri diritti. Legittimi e sacrosanti,
regolati dalla legge 68 del marzo 1999 che ha sostituito regolamenti, leggine e
circolari vecchie di oltre vent’anni. Tra gli obiettivi della nuova normativa,
oltre all’assunzione a pieno titolo in aziende pubbliche e private, è previsto
che l’inserimento al lavoro del disabile miri a: «valorizzare le abilità
residue e le potenzialità inespresse». Ma le cose nella pratica, funzionano
diversamente. Il primo ostacolo riguarda la confusione nel definire la
condizione “disabile” sia a livello italiano, che europeo. Con statistiche e
numeri discordi. Vecchi di anni, non aggiornati con una tempistica degna di un
mondo regolato da computer e reti telematiche.

Per avere informazioni aggiornate sul nostro paese bisogna consultare i dati
Istat del luglio 2005, basati su rilevamenti dell’anno precedente. Ormai 4 anni
fa. Le statistiche dicono che in totale nel nostro paese i disabili risultano
2,8 milioni. Pari al 4,8% della popolazione. Sempre la stessa fonte rileva che
oltre 1 milione presentano disfunzioni motorie e il 60% del totale sono donne.
Se però consultiamo il rapporto Eurostat (l’ufficio di statistica dell’Ue)
sulla popolazione europea tra i 16 e 64 anni, quindi in età di una possibile
occupazione, scopriamo che in Italia le persone disabili o affette da gravi
malattie a lunga durata che ne limitano le capacità lavorative, salgono al 6,6%
della popolazione. Oltre i 4 milioni. Una differenza non da poco. …

Ma se trovare lavoro al Nord non è semplice, diventa ancora più problematico
nel Sud e Isole. Per capirlo, basta consultare la “Quarta relazione al
Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/1999”, presenta prima
dell’estate dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali. «Nel 2007 i
disabili iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento risultavano
768 mila, compresi quelli che lo fanno per percepire l’assegno di invalidità –
afferma Francesco Garofalo, dirigente responsabile al Ministero del Lavoro -
con una quota di 481 mila iscritti nel Sud e Isole» Pari dunque al 61% del
valore nazionale. Una forbice che diventa più marcata quando si parla di
avviamento al lavoro. Il passe-partout con cui una società civile dovrebbe
aiutare i meno fortunati a inserirsi in posti pubblici e privati. I grafici
della relazione, secondo i dati Isfol, indicano la cifra di 31 mila avviati al
lavoro in tutta Italia. Ma di questi solo 6 mila si trovano nel Sud e Isole. Decisamente pochi rispetto agli iscritti. …

La situazione non migliora una volta trovata
l’occupazione in azienda. E non aiutano neppure nuove tecnologie e web. Nel
rapporto “Ict accessibile e disabilità”, realizzato lo scorso maggio dalla
School of Management del Politecnico di Milano su un campione di 1060 aziende,
si scopre che solo 1 azienda su 4 si preoccupa della completa integrazione del
disabile. Con un’accoglienza e un inserimento adeguato, supportato da colleghi
con mansioni di affiancamento. Le altre 3 aziende hanno il solo obiettivo di
adempiere all’assunzione di legge. Senza mettere in atto politiche di
inserimento ad hoc. Compreso l’utilizzo dell’informatica che in molti casi
potrebbe rivelarsi un valido sussidio. Perché, spiega il professor Andrea
Rangone, responsabile della ricerca: «le imprese tendono ad assumere persone
con disabilità che non necessitano di usare strumenti hitech, con un approccio
che possiamo definire di “dissoluzione” del problema». Dunque assunti, ma
sottoimpiegati. Lontani da quanto sta scritto nella 68/1999 che enfatizza il
passaggio del disabile: «da obbligo a risorsa attiva». …

La legge lascia che ciascun territorio definisca l’assetto organizzativo per
l’inserimento mirato che meglio risponde ad esigenze e risorse. Così ai Cpi,
centri per l’impiego, è demandato il compito di redigere le graduatorie e
avviare i lavoratori disabili in azienda. Con l’obiettivo di accelerare i tempi
di assunzione, seguendo il disabile nell’iter di collocamento. Ad esempio per
Milano e Provincia, alla fine dello scorso anno, gli iscritti alle liste del
lavoro erano 21 mila, di cui 7800 si sono resi disponibili e 2500 avviati. …

Ma a proposito di Cpi, nella corposa relazione al Parlamento di 449 pagine, non
mancano strani paradossi. Quando ad esempio si parla di barriere
architettoniche, da sempre uno dei grandi handicap per i diversamente abili, si
afferma che nel 2005: «a livello nazionale, quasi il 70% dei Cpi risulta
accessibile ad un’utenza disabile, con punte virtuose nel Nord Ovest dove circa
15 strutture su 100 presentano problemi di accessibilità… la situazione più
critica resta al Sud e nelle Isole, dove la presenza di ostacoli all’accesso
continua ad affliggere oltre il 60% dei Cpi». Punte virtuose? Di cosa?
Piuttosto diciamo una vergogna. Ma come, in una relazione ufficiale al
Parlamento si scrive nero su bianco che in 6 centri su 10 i disabili incontrano
barriere di accesso. E non si prendono provvedimenti. …

Umberto Torelli

June 19, 2009

 

 

 

 

 

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